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GIANNI MORANDI

 

Giovedì 19 aprile, ore 17.30. Il teatro della Rocca di Novellara si gremisce lentamente in attesa dell’inizio della conferenza stampa di Gianni Morandi. Questo appuntamento però è molto particolare perché, a parte qualche giornalista, la platea si riempie di amici e ammiratori.

Quando Gianni compare sul palco tra gli applausi, la sua attenzione pare catturata dalla bellezza del piccolo teatro.

Le domande cominciano ma la conferenza diventa una bella chiacchierata tra amici…


Gianni, che ricordi hai di Novellara?

Ricordo che questo teatro non era agibile e rivederlo oggi è fantastico. All’epoca ero un ragazzino e avevo occhi disattenti per cui non apprezzavo pienamente questo posto.

E’ un grande piacere ritrovare gli amici che hanno costituito il primo gruppo musicale della mia carriera. Non eravamo fortissimi come gruppo, ma questi ricordi sono ancora vivi in me anche se sono passati più di quarant’anni.

Sono felice di ritrovarmi qui. Ho appena terminato un lungo tour con un gruppo di dieci musicisti. Qui a Novellara stasera sarà diverso, l’atmosfera sarà più acustica e più vera perché questo non è un concerto di routine. Diciamo che in questa atmosfera mi sento uomo tra altri uomini  

Come è iniziata la tua carriera?

Quando ho iniziato si leggeva ancora la musica. Io facevo il bambino prodigio con l’orchestra Scaglioni di Bologna e quindi avevo un repertorio con partitura. Cantavo brani di Celentano e classici come “Quando quando” etc. Ricordo che suonavamo a S.Mauro mare. Rimanevamo là per quattro mesi e guadagnavamo 34.000 al giorno, ovviamente non a testa ma tutti insieme! Avevamo trovato alloggio nella casa di un falegname e mia madre veniva a farci da mangiare.

Qui a Novellara suonavamo brani come “Un cane di stoffa”, “Il pullover”, “Il barattolo”, “Sole mio”. Facevamo le prove proprio qui dentro la Rocca e avevamo anche una cantante: Irene Vioni.

Come hai conosciuto i tuoi amici novellaresi?

Nel 1959 e nel 1960 sono venuto alla fiera di S.Maria con l’orchestra Scaglioni. Ci aveva scritturati l’impresario Bruno Taschini (nella foto con Morandi, ndr). Fu lo stesso poi Bruno a informarmi del concorso “Disco d’oro” che si sarebbe tenuto al Municipale di Reggio. Vi partecipai nel 1961 ed arrivai sesto. Prima si classificò Iva Zanicchi e seconda Orietta Berti. In occasione del concorso fu proprio Taschini a ospitarmi a casa sua a S. Maria. Ricordo che si stava davvero bene con lui e la sua famiglia, io poi non volevo tornare a casa mia perché mio padre voleva che diventassi ciabattino.

A parte il concorso, nel periodo che rimasi a Novellara andavo spesso al bar a giocare a carte con Bruno (vinsi anche un tacchino a briscola!). Poi lui mi propose di formare un complesso: avevamo divise bellissime e colorate. Successivamente, a S.Mauro mare, incontrai una persona importante che mi portò a Roma. Decisi così di sciogliere il gruppo di Novellara perché capii che i miei amici non volevano lasciare il paese.

Come mai nella trasmissione “C’era un ragazzo” non sono emersi questi ricordi?

Nella trasmissione si è parlato in generale della mia carriera, senza scendere in particolari. Avevo a disposizione pochi minuti per fare brevi monologhi così non sono entrato nei dettagli. E’ bello parlarne oggi qui a Novellara perché è il luogo più giusto per questi ricordi.

Considerati i grandi traguardi della tua carriera, per quale motivo hai affermato che la maratona di New York è stata la tua più grande soddisfazione?

La maratona è stata una sfida faticosa ed impegnativa. Ho cantato per tanti anni ma una prova del genere non mi era mai capitata. Durante il percorso ho avuto crisi fortissime e credo che, in un certo senso, la maratona sia stata un po’ come la metafora della mia vita. Nonostante i momenti di difficoltà, sono arrivato al traguardo con un buon tempo ed è stata una gioia strepitosa. Per me è fondamentale pormi dei traguardi sempre più importanti e impegnativi.

Hai cantato anche a Lourdes. Che ricordi hai di questa esperienza?

Quando ero piccolo non andavo molto in Chiesa perché mio padre non era credente e mi aveva trasmesso il suo pensiero. Intorno ai quarant’anni, invece, mi sono guardato dentro e ho iniziato a vedere il mondo con occhi diversi.

L’esperienza a Lourdes è stata straordinaria. Ero stato invitato per cantare dall’UNITARSI, in occasione di un raduno annuale. Mi sono ritrovato a cantare nella Basilica sotterranea di fronte a quattro- cinquemila persone con malattie e problemi enormi. E’ stato come toccare con mano la sofferenza e mi sono sentito davvero piccolo. Non sono stato io a dare qualcosa al pubblico bensì il contrario: mi ha trasmesso davvero una grande voglia di vivere.

Il Sindaco ti ha proposto la cittadinanza onoraria. Cosa ne pensi?

Sono onorato ma, a dire il vero, mi sentivo già cittadino di Novellara.

 

 

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